Al Teatro Manzoni NOVEMBER di David Mamet, con l’adattamento di LUCA BARBARESCHI. La corruzione e la manipolazione che gravano sulla politica, un sistema senza etica e moralità

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Accolto sul palcoscenico del Teatro Manzoni da ripetuti, meritati applausi finali martedì 5 maggio, alla prima milanese di November di David Mamet, Luca Barbareschi, che di questo testo ha curato la traduzione e l’adattamento in italiano, ha festeggiato i cinquant’anni di carriera sulle scene. Ma questa commedia caustica, dall’umorismo a tratti urticante, che si replica fino a domenica 17 maggio, rappresenta soltanto il più recente, in ordine di tempo, incontro fra l’eclettico protagonista (anche attore di cinema e Tv e conduttore televisivo) e David Mamet, oltre che drammaturgo, sceneggiatore, produttore cinematografico, regista, saggista, antropologo ed economista statunitense, nonché Premio Pulitzer. Di American Buffalo, Perversione sessuale a Chicago, Glengarry Glen Ross, Il sermone, Mercanti di bugie e Oleanna Barbareschi è stato interprete e regista, per presentare poi in veste di produttore Boston Marriage e China Doll. Dai primi Anni Ottanta, quando si incrociarono le vite di Luca Barbareschi e di David Mamet, arriviamo dunque a vent’anni fa quando Mamet mandò a Barbareschi November, proprio nel periodo in cui tutti parlavano della guerra in Iraq. Ma la gente non ricorda la sua storia. E per Charles Smith, il presidente degli Stati Uniti interpretato da Luca Barbareschi, si avvicina a larghi passi il momento tanto temuto, il mese di novembre con la data delle elezioni alle quali il Presidente, il cui primo mandato è in scadenza, vuole candidarsi. Ma con quali e quante possibilità di vittoria e, soprattutto, in quale veste morale? Archer Brown, il suo avvocato (Simone Colombari), cerca di parare i colpi che, come in una partita a padel, gli arrivano da tutte le parti. Ma qual è il vero credo di quest’uomo, la sua statura morale, con un fondo cassa agli sgoccioli?

Scritto nel 2007, quando già si profilava all’orizzonte una grande recessione, il testo mette in luce la corruzione e la manipolazione che gravano sulla politica, la debolezza di un sistema che. prono al potere, calpesta etica e moralità. E l’Avvocato Brown all’apparenza si sforza di fornire una sponda al Presidente ma in realtà ne è invidioso e lo imita. Geniale – Barbareschi non esita ad accostare il genio di Mamet a quello di Mozart – e preveggente, Mamet ha tratteggiato un personaggio completamente pazzo, capriccioso come un bambino di 6 anni – e qui Barbareschi si è lasciato ispirare dal racconto di Dino Buzzati Il bambino dittatore – capace di fare dichiarazioni un giorno e il giorno dopo di smentirle. Obnubilato dalla sete di potere e di denaro. La realtà è davanti agli occhi di tutti, il Presidente e i suoi più stretti collaboratori, l’Avvocato Brown e Clarice Bernstein, la fedelissima speech writer (Chiara Noschese, anche artefice dell’attenta regia che le è stata affidata da Barbareschi): sondaggi che non promettono nulla di buono, crisi economica alle porte e l’incubo di una guerra atomica. Un atto di grazia nei confronti di due tacchini risparmiati alla vigilia del Thanksgiving Day potrebbe riscattare agli occhi dell’opinione pubblica la figura del Presidente ma il diavolo ci mette lo zampino. Urge qualcosa di eclatante, una dichiarazione pubblica, un gesto sublime. All’interno della Sala Ovale della Casa Bianca (scene di Lele Moreschi) si verificano due eventi inaspettati e assolutamente imprevedibili in queste due ore di un testo jazzistico, dal ritmo incalzante, dalla comicità ebraica in levare che suscita risate e applausi. Forse il Presidente rinuncia a ricandidarsi o forse quel bambino capriccioso comincia ad accettare l’idea che l’Erba Voglio non esiste nemmeno nel giardino del Re? Il finale è aperto…

Elisabetta Dente

(Foto: F. Di Benedetto)