Al Teatro della Cooperativa c’è FABBRICO. STORIA DI UN PAESE ANTIFASCISTA, di e con Massimiliano Loizzi. Uno spettacolo divertente, ma intriso di malinconia e nostalgia

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Un altro mondo è possibile? Fabbrico, un paese della bassa reggiana in provincia di Reggio Emilia, al confine con la provincia di Modena, oggi di poco più di seimila anime, ma ai tempi del nostro racconto molte meno, eppure coerenti, indomite, resilienti. Del resto, non poteva che essere così perché se, come dicevano gli antichi Romani, “in nomen omen”, i fabbricesi hanno ereditato nel loro Dna tutte le virtù insite nel nome del loro paese. Un borgo dove – si chiede il nostro narratore, un infaticabile Massimiliano Loizzi – come è stato possibile sia accaduto tutto questo? Il tutto si può racchiudere in tre espressioni: lotte sociali, forti esperienze di comunità e soprattutto antifascismo, come recita il sottotitolo dello spettacolo, Storia di un paese antifascista. Stand-up comedian, si legge nella sua biografia. E qui certamente Loizzi fa ridere e diverte ma le oltre due ore di spettacolo sono intrise di una sottile malinconia, di una venatura nostalgica, di una consapevolezza da vero attore-regista e scrittore qual è che lo hanno impegnato in un defatigante lavoro di ricerca storiografica, coadiuvato dall’Amministrazione Comunale di Fabbrico, per riportare lo spettatore a quella lontana fine dell’Ottocento, quando la nostra storia ha inizio, e accompagnarlo in un arco temporale di oltre cent’anni fino ai giorni nostri in cui tutto appare negativo ma in realtà è così pregno di bellezza. Un paese abitato da vite ordinarie ma che sono state artefici di azioni straordinarie. Un pezzo di terra così piccolo, si chiede il nostro protagonista, confuso e in crisi, come ha potuto assistere a così tanti e incredibili accadimenti, tutti fondamentali per la storia d’Italia? Sullo schermo scorre il video di Giovanni Freri – immagini storiche e proiezioni fantastiche di un ipotetico film – supporto eloquente alle parole, una doppia descrizione, visiva e verbale, per illustrare l’introduzione del primo motore a scoppio e la diffusione della scolarizzazione nei primi anni del Novecento, episodi di alto eroismo negli anni del fascismo che vede nel primo antifascista ucciso proprio un fabbricese, il falso sabotaggio della fabbrica al centro del paese che evitò il bombardamento, salvando la vita a tutta la cittadinanza, le case di latitanza che durante la Resistenza nascosero antifascisti ed ebrei, fino alla battaglia del 27 febbraio1945, grazie alla quale Fabbrico fu il primo paese a liberarsi da solo al di sopra della linea gotica.

Saliamo, saliamo nel tempo. Il nostro narratore si sente sempre più innervato in un vissuto che prosegue nella storia del dopoguerra quando i fabbricesi costruiscono il Teatro Pedrazzoli che divenne laboratorio nazionale con personaggi del calibro di Dario Fo e Franca Rame, Gianmaria Volontè e Giorgio Gaber. E poi l’esperienza con l’Unione Donne Italiane e l’introduzione del primo asilo nido. E, nel 2012, l’apparizione, come in un film di fantascienza, di misteriosi cerchi nel grano, “chiaro indizio – commenta il narratore – che forse anche gli alieni si sono interessati a Fabbrico”. Racconto autobiografico dai toni meta-teatrali, questo testo, nel quale il narratore-autore, travolto da una crisi economica, sociale, culturale e politica, ritrova attraverso le dimensioni e gli spazi del paese una propria fisionomia intima, il senso di comunità che riteneva perduto, affidando alla satira e alla musica un messaggio di teatro civile. Storia e memoria, dunque. Amore e speranza, impegno e determinazione. Sì, a questo punto la risposta affermativa arriva dal palco e da tutto il Teatro della Cooperativa, dove Fabbrico. Storia di un paese antifascista è in scena fino a domenica 17 maggio e che ha prodotto lo spettacolo in collaborazione con Mercanti di Storie. Un altro mondo è possibile: dipende solo da noi, da ciascuno di noi.

Elisabetta Dente

(Immagini di Barbara Rocca)