Vannacci punta sulla nostra città e Burgio è la sua carta: più sicurezza, più autorità, maggiore presenza dello Stato. E attenzione agli errori di sottovalutazione

Milano in divisaNews

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La sfida politica su Milano entra nel vivo. Roberto Vannacci avrebbe scelto di puntare sul generale Carmelo Burgio, un nome capace di trasmettere un messaggio preciso: più sicurezza, più autorità, maggiore presenza dello Stato.

Non sarebbe una candidatura tradizionale, costruita nei consueti equilibri di partito. Burgio potrebbe rivolgersi non soltanto all’elettorato di destra, ma anche a quella fascia moderata che considera la sicurezza urbana una priorità e giudica insufficienti le risposte ricevute finora.

LA MILANO OLTRE LE VETRINE

Milano resta il centro finanziario del Paese, una capitale internazionale della moda, dell’impresa e dell’innovazione. Ma dietro l’immagine dei grattacieli e dei grandi eventi esiste una città più inquieta.

È la Milano delle periferie, del disagio sociale, delle risse e della criminalità giovanile. È la città che continua a produrre ricchezza, ma nella quale cresce la percezione di insicurezza. Fenomeni come le baby gang e i cosiddetti “maranza” sono diventati, nel dibattito pubblico, il simbolo di un malessere urbano che la politica non può più ignorare.

Vannacci sembra voler concentrare la propria offensiva proprio su questo punto: ordine, controllo del territorio e presenza dello Stato.

BURGIO COME SIMBOLO

La forza della candidatura di Burgio starebbe soprattutto nel suo valore simbolico. La figura del generale comunica immediatamente fermezza e autorità, senza bisogno di lunghe spiegazioni.

L’obiettivo appare chiaro: intercettare non solo chi si riconosce in un progetto politico radicale, ma anche chi chiede semplicemente di poter vivere la città senza timore. È in questa fascia di elettorato, meno ideologica e più sensibile ai problemi quotidiani, che potrebbe aprirsi uno spazio politico importante.

La vera scommessa di Vannacci consiste proprio nel trasformare la sicurezza da tema identitario della destra a richiesta trasversale.

Il Generale Carmelo Burgio, insignito della Croce d’Oro al merito dell’Arma dei Carabinieri

IL CENTRODESTRA CERCA UNA RISPOSTA

La candidatura metterebbe in difficoltà anche il centrodestra tradizionale. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia dispongono di strutture consolidate, ma al momento non sembrano avere un nome dotato della stessa immediatezza simbolica.

Anche un’eventuale corsa di Maurizio Lupi potrebbe complicarsi. Non basterebbero alleanze, sigle e accordi tra partiti: occorrerebbe rispondere alla domanda che rischia di dominare la campagna elettorale, ossia se i cittadini si sentano davvero sicuri.

ROGOREDO AL CENTRO DELLA NARRAZIONE

Rogoredo è diventato uno dei simboli della battaglia politica di Vannacci. Le sue dichiarazioni sulla necessità di “rastrellare” l’area hanno suscitato inevitabili polemiche, anche per l’uso di un linguaggio dal sapore militare applicato a un contesto urbano complesso.

Ma proprio quel linguaggio rende evidente la strategia: presentare Burgio non soltanto come candidato, ma come incarnazione di uno Stato deciso a riconquistare gli spazi nei quali viene percepito come assente.

Il riferimento successivo a Scampia rafforza questa impostazione. Milano sarebbe dunque il primo laboratorio di una proposta nazionale fondata su sicurezza, sovranità e controllo del territorio.

L’ERRORE DI SOTTOVALUTARLO

Liquidare il progetto come semplice propaganda potrebbe rivelarsi un errore. La questione centrale non è stabilire se Vannacci piaccia o meno, ma comprendere perché il suo messaggio trovi ascolto.

La sinistra rischierebbe di sottovalutare una domanda reale, mentre il centrodestra potrebbe commettere l’errore opposto: considerare automaticamente acquisiti i voti di chi chiede maggiore fermezza.

Vannacci prova invece a rivolgersi direttamente a chi non si sente rappresentato dalle risposte offerte finora. E lo fa con una domanda politicamente potente: se lo Stato non garantisce sicurezza, chi può farlo?

La sfida è dunque lanciata. Milano è la città scelta, Burgio il possibile protagonista, Vannacci il regista e la sicurezza il principale terreno di confronto.

Saranno gli elettori a stabilire il peso reale dell’operazione. Ma la politica italiana ha già imparato che i movimenti derisi come fenomeni da “zero virgola” possono crescere rapidamente quando riescono a intercettare paure, richieste e insoddisfazioni diffuse. Ridere prima del voto, ancora una volta, potrebbe essere il modo peggiore per capire ciò che sta accadendo…

(Immagini tratte dal web)