La sezione della stagione NewClassic, dedicata ai grandi maestri, riapre le porte del PACTA Salone (in via Ulisse Dini 7/A) nel nuovo anno con IL PROCESSO, da Franz Kafka, dal 9 all’11 gennaio, una produzione Dopolavoro Stadera con la regia di Mario Gonzales in prima nazionale.
Nel giorno del suo trentesimo compleanno, Josef K viene arrestato senza spiegazione. Comincia così la sua discesa in un incubo: un sistema giudiziario assurdo e grottesco lo inghiotte in un processo senza accuse precise e senza vie di uscita. Il mondo di Kafka prende corpo in scena con maschere di commedia dell’arte reinterpretate in chiave contemporanea, un fondale essenziale e una narrazione diretta, senza quarta parete. Il pubblico è testimone di un processo che non cerca giustizia, ma obbedienza. Un’opera sul potere, la colpa, l’alienazione e l’impossibilità di ribellarsi a un ordine che vuole correggere, disciplinare, annullare.
“L’esigenza di mettere in scena Il Processo di Kafka – spiega il regista Mario Gonzales – è nata dal desiderio di affrontare il tema del rapporto tra l’individuo e il sistema di valori in cui è inserito: un meccanismo ottuso, assurdo (kafkiano, appunto) che opera al fine di riallineare e correggere gli ingranaggi dissidenti. Anche quelli a prima vista più inseriti, come Josef K, un giovane banchiere di successo dedito al lavoro, colpevole di pretendere una motivazione per il suo arresto. Per il suo rifiuto di chinare il capo e obbedire ciecamente, prima la giustizia e le istituzioni, ma poi anche gli amici e la difesa, lavoreranno incessantemente per redimerlo o eliminarlo”.
La scena è scarna: un fondale, per permettere agli attori di nascondersi e cambiarsi, al centro del quale è steso un telo bianco per creare delle ombre che restituiscano le atmosfere da incubo del romanzo kafkiano. Gli attori indossano maschere in cuoio di commedia dell’arte, create da Renzo Sindoca, e abiti moderni. I personaggi nascono da un lavoro di decostruzione delle attitudini tradizionali delle maschere di commedia, reinterpretate in chiave contemporanea grazie alla ricerca cinquantennale di Mario Gonzalez sulle maschere espressive. Le luci di sala saranno accese per tutta la durata dello spettacolo e gli attori reciteranno direttamente al pubblico, rivolgendosi agli spettatori nella totale assenza di quarta parete.
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(Immagini di Anna Minor)








