Milano è sempre stata libera e indipendente, fa parte del suo patrimonio genetico. Abbiamo provato a cacciare gli austriaci e poi abbiamo cacciato i nazifascisti. La città è una fabbrica di idee e confronti, non ammetterlo è da provinciali. Parlare male di Milano, oggi, sembra pagare un dividendo politico e così all’approssimarsi delle elezioni sono in tanti a criticare e basta.
A Milano ci vivo da quando sono nato. È la città dove ho studiato, dove mi sono laureato, sposato, dove mi hanno salvato la vita e dove lavoro. Sono uno dei figli di Milano. Ho 60 anni e ho attraversato gli anni 70, gli 80, i 90, eccetera. Ho visto la città cambiare in continuazione (e questa è una delle caratteristiche che più mi piace), a volte in peggio a volte in meglio. A volte lentamente, altre vorticosamente. Nemmeno nei periodi più difficili come quelli degli anni ’70 (ma ero piccolo) o quelli di Tangentopoli e delle stragi di mafia, ho pensato di vivere a Gomorra.
Ciò non significa che Milano non abbia problemi ma, per quanto conti la mia opinione, è sempre stata in grado di trovare da sola la soluzione alle cose che non andavano.
Milano va conosciuta, ogni giorno la città è vissuta da residenti e city user, queste persone ne possono parlare, bene o male, a ragion veduta. Gli altri, quelli che non la conoscono, invece no, parlano per sentito dire e per stereotipi. Questo mi fa arrabbiare.
Milano non è l’Inferno, ha dei problemi, di cui non sto a fare l’elenco. Problemi che si minimizzano o si ingigantiscono a seconda della convenienza ideologica. Ogni parte politica che ha governato la città ha sempre pensato di farle del bene.
Ho mal sopportato le amministrazioni di centro destra quando la città è scivolata verso una mera gestione dell’esistente, seppur dopo Mani Pulite era difficile pensare in grande. Gli anni ’80 li hanno sepolti in Via Freguglia.
Ho apprezzato, invece, quelle di centro sinistra (l’anima della città è sempre stata socialista), Milano è ripartita con una maggiore attenzione all’individuo. Attenzione che si è un po’ persa a vantaggio della città tutta dehor e Instagram, che però non demonizzo. Ma ha fatto perdere di vista la visione più inclusiva e sociale della città. Delle cose sono state fatte comunque, anche in quella direzione. Lo dico perché le competenze per affrontare quelle aree di amministrazione più faticose ci sono, andrebbero date loro più risorse e più sostegno e appoggio chi si batte per questo.
Tutti devono poter avere un’esistenza dignitosa, ci sono molte persone che non si rendono conto della fortuna che hanno ad essere nate in questa parte di mondo e, ciò nonostante, sono contro l’accoglienza, l’inclusione, il riscatto.
Finisco con la sicurezza. Non penso che Milano non sia una città sicura, però il problema esiste. Si deve affrontare e risolvere, ma questo lo sanno bene anche i candidati del centro sinistra. Dare dignità alle persone, piuttosto che trattarle come scarti umani, è un modo per rendere la città più sicura.
Milano è tante cose, la Fashion Week e i topi nelle case popolari. La capacità che deve avere un amministratore è quella di tenere tutto insieme, cercando di avere a cuore chi fa più fatica…
(Marco Dell’acqua, giornalista e scrittore milanese)







