Al Teatro Elfo Puccini L’OROLOGIO AMERICANO di Arthur Miller, con la regia di Elio De Capitani. Un’originale forma di spettacolo totale, poco conosciuta in Italia

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Elio De Capitani sceglie ancora Arthur Miller per parlarci di noi e di oggi, spostando l’attenzione dai suoi capolavori più noti (Morte di un commesso viaggiatore ed Erano tutti miei figli che ha già affrontato) al suo testo più innovativo. L’orologio americano, composto nel 1980, aspira a un’originale forma di teatro totale, che risente della lezione di Brecht – sia quello espressionista dei primi drammi che agli sviluppi successivi del teatro epico – per portarla verso esiti totalmente inediti, ispirandosi a un genere teatrale tipicamente americano, il vaudeville.

È un testo poco noto in Italia (proposto in prima europea nel 1981, al Duse di Genova, per la regia di Elio Petri), il cui grande sviluppo corale è perfetto per mettere alla prova la giovane Compagnia dell’Accademia, formata da attori e attrici che hanno appena concluso il percorso di studi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”.

DALLE NOTE DI REGIA DI ELIO DE CAPITANI

“Per incarnare la mia visione di quest’opera, la più aperta e sperimentale di Miller, ho subito pensato a un circo, tra Brecht e Fellini, un nuovo teatro-circo per quest’epoca di accelerazioni brutali. Sotto la maschera di un clown, l’uomo si mostra nella sua sempre vulnerata grandezza. Dietro al ghigno di un ambiguo maestro di cerimonie, come nel Kit-Kat Club del film Cabaret di Bob Fosse, l’uomo mostra il suo lato mefistofelico.

Miller ci porta nel pieno della Grande Depressione e della crisi che investe l’America nel 1929. Rispetto ai testi precedenti, qui allarga il campo del suo racconto: il ring delle azioni non è circoscritto alla famiglia americana, ma guarda all’intero paese.

La famiglia Baum – che è lo specchio di quella di Arthur Miller – un tempo benestante, vede restringersi i propri privilegi e scivola progressivamente nell’indigenza, dopo che il capofamiglia perde il lavoro. La sua storia è raccontata intrecciando i ricordi del giovane figlio e di Arthur Robertson, un uomo di affari che è scampato al collasso finanziario prevedendo gli esiti della grande bolla che ha trascinato il Paese nella più grave crisi economica e sociale conosciuta sino ad allora. I due evocano e mettono in scena un grande affresco corale, una folla proveniente dai più diversi contesti sociali e da ogni parte degli States. La società stessa diventa protagonista e con essa la sua responsabilità nei confronti dell’individuo e quella del potere politico ed economico nei confronti della collettività”.

Una grande produzione che vede il Teatro dell’Elfo associato all’Accademia “Silvio d’Amico” e che si avvale anche della collaborazione di un secondo soggetto, l’Accademia di Brera. La traduzione è affidata a Cristina Viti (già autrice della versione italiana di Moby Dick alla prova), scene e costumi del circo-cabaret sono ideati da Carlo Sala e le musiche originali sono composte ed eseguite dal vivo da Mario Arcari.

INFORMAZIONI:
Dal 23 ottobre al 1° novembre al Teatro Elfo Puccini, corso Buenos Aires 33, Milano.
Venerdì 23 e sabato 24 ottobre, ore 19.30; domenica 25 ottobre e 1° no-vembre ore 16.00; da martedì 27 a sabato 31 ottobre ore 20.00.

(Immagine di copertina: Manuela Giusto)