Ci sono persone che lasciano un segno senza fare rumore. Persone che non hanno bisogno di mettersi al centro della scena, perché sono i loro gesti, il loro sguardo e la loro umanità a parlare per loro. Lorenzo Marchetti era una di queste.
Milanese, classe 1960, fotografo naturalista di straordinaria sensibilità (ma sarebbe riduttivo definirlo soltanto così) Lorenzo era soprattutto un viaggiatore dell’anima. Un uomo capace di fermare il tempo attraverso un obiettivo, restituendoci la bellezza più autentica della Natura, quella che non si lascia addomesticare e che pretende rispetto.
L’Africa era il suo Continente. Non semplicemente una meta di viaggio, ma una parte della sua vita. Era lì che ritrovava sé stesso, era lì che i suoi occhi sembravano parlare la stessa lingua degli elefanti, dei leoni, delle giraffe, degli uccelli variopinti che tanto amava osservare e immortalare. Le sue fotografie non erano soltanto immagini di rara bellezza: raccontavano il silenzio, la pazienza, l’attesa, l’emozione dell’incontro tra l’Uomo e la Natura. Ogni suo scatto era un atto d’amore.

Con Lorenzo ci conoscevamo da anni. Il nostro era un rapporto fatto di stima reciproca, di chiacchiere sincere e di quella leggerezza che appartiene agli amici veri. Continuo a ripensare all’ultima volta che ci siamo visti. Era al termine della presentazione di un mio nuovo libro. Mi abbracciò con il sorriso che gli conoscevo bene e mi salutò dicendomi: “Ciao Penna Buona, grazie per la bella serata. Ci sentiamo presto, devo presentarti un paio di amiche che secondo me sapranno apprezzare il tuo marchio e concorrere a svilupparlo.”
“Penna Buona”. Così mi chiamava. Sono parole semplici, ma oggi assumono un valore immenso. Dentro c’era la sua generosità, la sua voglia di costruire relazioni, il desiderio di fare qualcosa di utile per gli altri senza chiedere nulla in cambio. Purtroppo quel “ci sentiamo presto” è rimasto sospeso. La vita, qualche volta, decide diversamente da noi. E lascia incompiuti progetti, incontri, conversazioni che avremmo voluto vivere. Non cancella, però, quello che una persona ha saputo donare.

Lorenzo continuerà a vivere nei suoi straordinari reportage fotografici, nei ricordi di chi ha avuto il privilegio di viaggiare con lui, nelle amicizie che ha saputo coltivare e (soprattutto) nello stupore che riusciva a trasmettere ogni volta che raccontava un’alba nella Savana o il volo improvviso di un rapace.
Ci sono fotografi che scattano immagini. E ci sono uomini che fotografano la vita. Lorenzo apparteneva a questa seconda, rara categoria. Da parte mia resta la gratitudine per averlo conosciuto, per le parole gentili che ha sempre avuto nei miei confronti e per quell’ultimo abbraccio che oggi custodisco come un piccolo, prezioso regalo…
Ermanno Accardi (giornalista, scrittore ed editore)
(Le immagini sono tratte dal profilo Facebook di Lorenzo Marchetti)








