Natale 2020, Giovanna Ferrante: “La Fondazione Renata Quattropani, al servizio della salute, della ricerca clinica e dell’umanizzazione delle cure, offre un panettone Vecchia Milano in cambio di una donazione”

Milano col cuore in manoNews

Written by:

Avevo un sogno, un fortissimo desiderio. Volevo avviare la Fondazione Renata Quattropani nel nome di mia madre e nel suo ricordo, quasi che attraverso di essa la sua vita continuasse e continuasse a dare senso alla mia. Grazie alla straordinaria collaborazione di professionisti, alla adesione di alcune fra le eccellenze ospedaliere milanesi, alle università che ci hanno offerto gli spazi per gli incontri, alla fiducia e all’accoglienza dei pazienti il mio desiderio si è realizzato. Nell’ambito del Progetto Medici Pazienti Parenti abbiamo proposto (primi in Italia) corsi di Medical Coaching rivolti ai pazienti e ai loro familiari; incontri quindicinali che sono di aiuto e supporto per riprendere il cammino della vita dopo la diagnosi di una malattia onco-ematologica cronica. Il motto della Fondazione “Io non sono la mia malattia” racchiude il senso della direzione verso la consapevolezza che la vita (lavoro, affetti, impegni, hobby) non deve drasticamente annullarsi, riconoscendone dolorosamente solo il nuovo tassello, la malattia, che si è aggiunto all’intero mosaico dell’esistenza. Il raggiungimento di una nuova forza interiore per vivere al meglio il quotidiano: questo è l’impegno dei Medical Coach rivolto ai pazienti.

Il logo della Fondazione Quattropani, voluta fortemente dalla giornalista e scrittrice milanese Giovanna Ferrante per ricordare la madre Renata

E i pazienti che finora ci hanno seguito sono i testimoni più attendibili di questo percorso. Visto l’anno che stiamo affrontando, questo 2020 caratterizzato dal Covid, virus malvagio che ha modificato i nostri comportamenti abituali, abbiamo trasformato gli incontri in presenza in appuntamenti on line, così da poter mantenere il nostro impegno. In occasione del Natale, abbiamo lanciato una raccolta fondi con la proposta di fare una donazione alla Fondazione ricevendo il nostro ringraziamento con un panettone, incontrastato principe del pranzo natalizio, che dalla Storia di Milano si è affermato in tutta Italia (e non solo). Ecco perché mi piace concludere questo articolo raccontando la storia del Panettone…

IL PANETTONE E LA SUA STORIA

Ludovico il Moro, Cecilia Gallerani, Toni il garzone, un dolce bruciato, tutti protagonisti del Natale del 1495. Una storia d’amore che darà il privilegio a Milano di un dolce natalizio assolutamente speciale.

Ludovico Sforza è innamorato. No, non della consorte Beatrice d’Este, anche se le riconosce di avere un cervello e una netta personalità, oltre ad essere una pedina importante nella scacchiera di potere del suo governo. Cecilia Gallerani, solo lei esiste nel suo cuore, un amore intenso che gli è entrato dentro e gli ha prosciugato i pensieri. E oggi, il giorno di Natale del 1495, al banchetto ci sarà anche lei; per questo ha invitato tutti i nobili milanesi, fra i quali non sarebbe stato corretto trascurare il Conte Bergamini e la sua consorte, Cecilia appunto. E proprio per la sua presenza, Ludovico ha ordinato che tutto sia assolutamente perfetto e il pranzo sia straordinario. Il cuore del Duca è colmo di letizia, la sua amata prenderà posto non lontano dallo scranno ducale.
Il banchetto ha inizio.

Il panettone della pasticceria Vecchia Milano verrà regalato questo Natale a chi farà una donazione alla Onlus milanese che si occupa di salute e ricerca clinica

“Nobili ospiti, amici, sappiate che al termine di questo banchetto saremo deliziati da un dolce particolare, preparato seguendo una ricetta antica e segretissima, conosciuta esclusivamente dal Capo cuoco della mia Corte. Ho ordinato ai cuochi di sbalordirci”.

Il Duca Ludovico non sa, nessuno ha avuto il coraggio di informarlo che nelle cucine si è consumata una tragedia gastronomica: il favoloso dolce che gli era stato promesso è bruciato. Il Capo cuoco è disperato, tutti i cuochi, tutti gli aiutanti, persino gli sguatteri sembrano aver perduto la ragione: conoscono bene il Moro, ignora la compassione, il suo sguardo è duro e sprezzante, la sua punizione sarà feroce. Toni, uno sguattero, timidamente propone una soluzione: che gli venga permesso di preparare qualcosa con quello che è rimasto nelle dispense, la sua mamma prepara un impasto così perché il giorno di Natale deve essere festeggiato anche dai poveri, mettendo in tavola qualcosa di speciale. Il Capo cuoco ha l’aria disgustata. Paragonare il suo capolavoro con quella miseria di farina, burro, zucchero, frutta candita e uva passa? Ma tanto, peggio di così… Toni inizia, lavora l’impasto, gli dà la forma di un grosso pane, poi con un coltello traccia una croce sulla superficie del dolce, un gesto di speranza nell’aiuto di Dio. Il dolce è cotto, sembra soffice e fragrante. Il Capo cuoco lo presenta al Duca di Milano. Ludovico Sforza, sorridendo, conferma la riuscita di una leccornia nuova e sconosciuta, talmente squisita da non trovare, appunto, paragone.

“Cuoco, ti sei superato. Dimmi, che nome ha? Il cuoco, tremando, bisbiglia: “Pan di Toni”…
“Come? Pan…Toni… Panettone? Non capisco, ma va bene. Da ora e per sempre, a Natale, Milano avrà il privilegio di questo dolce speciale, il Panettone”.

Giovanna Ferrante (giornalista e scrittrice milanese)

Per informazioni:
Tel. 331 341 8926
Pagina Facebook: https://it it.facebook.com/FondazioneQuattropani/
Sito Internet: https://www.fondazionequattropani.org
E-mail: info@fondazionequattropani.org – press@fondazionequattropani.org