“L’Orazio” di Heiner Muller in prima assoluta al PACTA Salone. Un mito rivisitato per affrontare il dramma della società di affermare la verità

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Da giovedì 26 a domenica 29 gennaio prossimi, al PACTA Salone di via Ulisse Dini al civico 7, va in scena, come prima assoluta, “L’Orazio” di Hei-ner Müller, con la regia di Giovanni Battista Storti e la produzione Teatro Alkaest.

LA TRAMA
Roma e Alba sono in guerra tra loro e per evitare la carneficina di una battaglia tra eserciti scelgono i propri rappresentanti affinché si affrontino in un duello mortale, alla fine del quale l’Orazio uccide il Curiazio e Roma sottomette la città rivale. Il Curiazio era il fidanzato della sorella dell’Orazio e quest’ultimo, sdegnato dal pianto della giovane in lutto per l’amato, non esita a ucciderla. La comunità affronta un dilemma difficilmente risolvibile: può un eroe, riconosciuto da tutti come lo strenuo difensore della libertà dei suoi concittadini, essere al contempo un assassino? Rivisitando il mito, il grande drammaturgo tedesco restituisce in modo lucido e appassionato il dramma che ogni società si trova ad affrontare, nel tentativo di affermare la verità.

“Müller si cala nella contraddizione con la vista acuta del semiologo e la freddezza del chirurgo”, spiega il regista Storti. “Nel corso del dramma, ogni azione compiuta, ogni motivazione sottostante, ogni opinione espressa dai cittadini, viene presa in considerazione, analizzata, valutandone i pro e i contro, nel tentativo di accertare la verità ed emettere una sentenza definitiva. Grazie al suo linguaggio poetico e alla sua avvincente regia degli eventi, ci ritroviamo tutti, attori e spettatori, a essere gli artefici di un vero e proprio processo dal vivo. In altre parole, diventiamo concretamente gli artefici di un rito civile chiamato “teatro”. Ed è proprio grazie al teatro che una vicenda antica ci pone davanti a domande vere e necessarie: in che misura siamo disposti a rinunciare alla giustizia in cambio di protezione? Qual è il percorso che ci permette di giungere a una verità condivisa?”.

In scena tre attori, una donna e due uomini, affiancati dal musicista e can-tante Thomas Umbaca, si alternano nella narrazione della vicenda rivolgendosi direttamente allo spettatore per una rievocazione oggettiva. Con una struttura ritmica ben definita, un flusso costante di significati e immagini trascina attori e spettatori. I costumi rimandano a epoche tra loro diverse, a indicare tre figure di rappresentanti della comunità degli spettatori e al tempo stesso tre personaggi appartenenti alla memoria.

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