Metto subito le mani avanti: no, non sono “contro le Olimpiadi”, non sono per la “decrescita felice” e tutto l’armamentario ideologico liberale trito e ritrito. Ma sono un consigliere comunale di questa città e ritengo di dover esercitare una funzione critica, quando necessario.
Diciamoci la verità: c’è una netta differenza tra l’aria che si respirava a Milano con Expo 2015 e quella che caratterizza oggi l’inizio delle Olimpiadi invernali. Undici anni fa, pur con tutte le contraddizioni, c’era l’idea di un evento diffuso con tante iniziative partecipate nei quartieri, di un evento che avrebbe aperto Milano al mondo. Oggi, nonostante gli sforzi dell’Amministrazione comunale, la sensazione prevalente che raccolgo ascoltando le persone è quella di essere spettatori passivi di un mega-evento calato dall’alto.
La narrazione olimpica scricchiola sotto il peso di alcune grandi questioni: i costi, l’impatto sul mercato immobiliare, l’eredità dell’evento.
No, le Olimpiadi non sono state a “costo zero” per i contribuenti. La realtà, a sei anni dall’assegnazione, è molto diversa (non tanto per il Comune, che di risorse ne ha messe tutto sommato poche, ma per la fiscalità generale). Un approfondimento di Fondazione Feltrinelli calcola una spesa totale che si aggira attorno ai 7 miliardi di euro contro i 2 inizialmente ipotizzati, con ingenti spese a carico del pubblico. Come dicono i più giovani, “è un tema!”.
Le Olimpiadi stanno agendo come un acceleratore di disuguaglianze? Sì: la febbre immobiliare non colpisce solo il centro, ma infiamma le periferie oggetto di rigenerazione olimpica. A Santa Giulia e Ponte Lambro, i prezzi delle case vedono il rincaro più alto in città. E l’affitto? Un incubo annunciato.
Le previsioni dicono che durante i giochi gli affitti brevi raddoppieranno o triplicheranno, anche lasciando vuoti molti appartamenti. I dati si trovano facilmente in rete, e la sostanza è che la città continua ad essere sempre meno un luogo dell’abitare per diventare una piattaforma estrattiva.
Si parla molto della legacy. Il Villaggio Olimpico allo Scalo Romana diventerà uno studentato: la tariffa media per una singola sarà di 864 euro al mese. Viene raccontato come un prezzo vantaggioso, scontato del 25% rispetto al mercato, e questo la dice lunga su quanto sia malato il mercato milanese se quasi 900 euro sono considerati “sociali”. Almeno, c’è un punto politico da rivendicare: se oggi possiamo dire che 450 di quei posti letto saranno a tariffa agevolata (592 euro/mese), triplicando la quota inizialmente prevista, è merito anche della pressione del Consiglio Comunale. Basta? No. Ma dimostra che il pubblico e la politica, se vogliono, possono ancora giocare un ruolo.
Infine, una nota rivolta al Presidente Fontana. Leggo della sua volontà di candidare il PalaItalia di Santa Giulia ad ospitare gli ATP Finals di tennis, strappandoli a Torino. Lo dico chiaramente: Milano non ha bisogno di scippare eventi al resto d’Italia per sentirsi grande. Gli ATP stanno benissimo a Torino, che ha dimostrato di saperli gestire egregiamente. L’idea che Milano debba fagocitare tutto ciò che funziona (nel Nord e non solo) è provinciale e arrogante. Milano deve costruire una sua identità basata sulla produzione, sull’innovazione, sulla cultura e sulla creatività, non sul cannibalismo.
In conclusione, queste Olimpiadi lasceranno infrastrutture e investimenti e sono una vetrina importante per Milano. Ma lasceranno anche una città più cara, più esclusiva e più diseguale. Far finta di nulla non si può (oppure si può, se si sta dalla parte di chi ci guadagna). E allora ecco il solito consiglio: a chi vorrà essere della partita nel 2027, il mio invito è quello di iniziare a pensare a un “modello” di sviluppo diverso, che non si basi solo sui grandi eventi (dopo Expo e Olimpiadi che altro vogliamo? Rubiamo il Festival a Sanremo?) per giustificare la propria esistenza. E di crogiolarsi un po’ meno nei “successi” e di ascoltare un po’ di più i problemi delle persone comuni. Quelle che, dalle Olimpiadi, restano escluse. E non solo per i prezzi dei biglietti…
Angelo Turco, vicepresidente del Consiglio Comunale di Milano
(Immagine tratta dal web)








