Luigi Dellomonaco: “Dal futuro Sindaco i milanesi desiderano chiarezza e pretendono che le promesse fatte vengano mantenute”

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Due importanti appuntamenti ci attendono il prossimo anno: le elezioni politiche per il nuovo governo, a settembre (o forse ad aprile), e il rinnovo del Sindaco nella nostra città.

Il “generale”, con la sua formazione, si è mosso in anticipo, applicando il combinato disposto di sorpresa e tattica: colpire l’avversario — nel caso specifico, centrodestra e centrosinistra — quando e come meno se l’aspetta. Ha designato per Milano il miglior candidato possibile (un super dirigente dalle specchiate qualità e capacità), spiazzando, per usare un eufemismo, i due schieramenti.

I primi, quelli del centrodestra, al momento mostrano segni di totale confusione e forte disaccordo, quasi a dimostrazione che, ancora una volta, non vogliano realmente vincere questa tornata elettorale. E hanno partorito un probabile nome (a dire il vero, non ancora confermato) che assomiglia a quel topolino partorito dalla montagna.

I secondi, quelli del centrosinistra, hanno due nominativi: un rappresentante di partito e un altro, sicuramente una persona brava e onesta, ma senza la necessaria esperienza per un incarico del genere; un giornalista che porta in dote anche la figura del padre, il grande commissario ucciso più di cinquant’anni fa.

Torniamo al punto che ci interessa di più, ovvero alla nuova formazione vannacciana, che in pochi mesi ha raggiunto risultati strabilianti, con un continuo crescendo di iscritti e consensi tra la gente comune, stanca, delusa e amareggiata dall’attuale politica e dai politicanti che, in parecchi casi e senza generalizzare, molto spesso si dimostrano non adeguati al compito e assomigliano a degli “acchiappatopi”, un mestiere inutile di chi non sa far niente.

Gli attuali sondaggi, a mio avviso “aggiustati”, ovvero volutamente sottostimati, non rispecchiano la situazione reale e non tengono conto dell’enorme numero dei non votanti: circa 17 milioni di persone che hanno scelto di non recarsi a votare o di votare scheda bianca o nulla.

Se solo il 50% di questi assenti, e cioè 8,5 milioni di persone (un numero importante) dovesse decidere di dare fiducia alla nuova formazione (per Milano, al suo rappresentante) e tornare a sperare che qualcuno possa cambiare la non buona situazione attuale, giusto per usare un eufemismo, a favore di una società migliore, più giusta e più onesta, il buon esito sarebbe garantito.

Il popolo desidera chiarezza e trasparenza e pretende che le promesse fatte (mi auguro valutate attentamente, in base ai denari disponibili) siano mantenute.

Gli elettori dovrebbero usare la testa, ovvero andare a vedere quali furono, a suo tempo, gli impegni presi dai partiti e dai loro schieramenti e verificare se siano stati totalmente soddisfatti. Se così è stato, gli si dia ancora fiducia; altrimenti, li si punisca…

Luigi Dellomonaco (Generale dell’Esercito Italiano in congedo)

(Immagine di copertina tratta dal web)