Le Gallerie d’Italia – Milano ospitano fino al prossimo 7 settembre la mostra TUTTI PAZZI PER I BEATLES. IL CONCERTO DEL 1965 A MILANO NELLE FOTOGRAFIE DI PUBLIFOTO, con una selezione di immagini dall’Archivio Storico Intesa Sanpaolo.
Sono oltre 500 le fotografie che l’agenzia fotogiornalistica Publifoto produsse il 23 e 24 giugno 1965: due giornate a loro modo storiche, giacché la tournée italiana che portò i Beatles a suonare a Milano, Genova e Roma fra il 24 e il 28 giugno resta agli annali come la prima e unica occasione per ascoltare dal vivo in Italia i Fab Four: John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison. Da allora sono passati 60 anni.
Attraverso la tappa milanese dei Beatles, la mostra esplora non solo la musica ma anche la storia sociale e culturale dell’Italia degli anni ’60. Gli scatti restituiscono con vividezza quelle due giornate irripetibili: l’arrivo in Stazione Centrale, la folla in delirio, la corsa sull’Alfa Romeo Spider, le immagini sulla terrazza del Grand Hotel Duomo con lo sfondo delle guglie, la conferenza stampa (alla presenza di Brian Epstein, manager dei Fab Four, e dell’impresario Leo Wächter, cui si deve l’organizzazione della storica tournée) e infine i due concerti al velodromo Vigorelli.

Probabilmente non tutti ricordano che i fan attesero in preda all’ansia la canzone di apertura “Twist and Shout”, ascoltando le esibizioni di Peppino di Capri, Guidone e i suoi amici, i Giovani Giovani, Augusto Righetti e Le Ombre, i New Dada, Fausto Leali e i Novelty.
Per documentare l’evento Publifoto mise in campo ben sette dei suoi fotografi: Sergio Borsotti, Sergio Cossu, Gianfranco Ferrario, Carlo Fumagalli, Benito Marino, Eugenio Pavone e il citato Tino Petrelli. Un investimento non indifferente. Del resto, i Beatles erano un fenomeno mondiale e, ragionevolmente, quotidiani e rotocalchi non avrebbero potuto ignorarlo.
La potenza di questa esposizione sta proprio nel far riemergere non soltanto il mito dei Fab Four, ma anche il contesto: i volti dei fan, l’esplosione di un’identità giovanile che in quegli anni cominciava a prendere forma, con la forza di chi voleva distinguersi dai padri e dalle madri cresciuti sotto il segno della guerra. Le fotografie di Publifoto, più ancora dei resoconti giornalistici dell’epoca, documentano la nascita di una nuova energia collettiva, quella di un’Italia adolescente che cominciava a guardare oltre.

Il bello di questa mostra, però, è anche la sua capacità di generare incontri. All’Ottagono delle Gallerie d’Italia, davanti a una delle immagini più iconiche dei Beatles con il Duomo sullo sfondo, ho incrociato una donna che aveva partecipato al concerto serale del 24 giugno 1965. Il suo sorriso, carico di memoria e nostalgia, raccontava l’emozione di aver vissuto momenti leggendari.
“Ma chi erano mai questi Beatles?”, cantavano all’epoca gli Stadio: un effimero e stravagante “quartetto musico-vocale” (così sono definiti nello schedario dell’agenzia) o qualcosa di diverso? In Italia, giornalisti, scrittori, intellettuali e, più in generale, quasi tutti coloro che avevano compiuto trent’anni, li giudicò in modo molto superficiale e persino malevolo, senza comprenderne la portata rivoluzionaria. I giovani, invece, ebbero una percezione ben diversa e, in modo più o meno consapevole, anche in Italia come nel resto del mondo, accolsero il fenomeno Beatles e contribuirono alla creazione del loro mito.

All’epoca ero solo una bambina: i Beatles li ho scoperti nel tempo, senza il filtro del clamore. Non come un fenomeno di costume, ma come un linguaggio universale, capace di attraversare gli anni e parlare ancora oggi con la stessa freschezza. Essere arrivata “dopo” mi ha permesso di ascoltarli con più libertà, senza condizionamenti, facendoli diventare “miei”.
Uscendo dalla mostra, si ha la sensazione di aver partecipato a un rito di memoria condivisa, dove le immagini scolpiscono l’eternità del ricordo…
Stefania Chines
(Immagini di Duilio Piaggesi)