Aurora Romeo, una siciliana felice a Milano: “La forza dell’amore e il desiderio di cambiare vita mi hanno portato fin qui”

Milano è femmina

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Ha lavorato per molti anni nel settore turistico, a Palermo, nell’agenzia di famiglia (e non solo), la città dove è nata e dove ha vissuto finora. Poi, nel 2014, ha incontrato il grande amore (palermitano come lei) e l’anno scorso lo ha raggiunto qui a Milano, facendo il grande salto nel vuoto di un trasferimento e di un cambiamento radicale della sua vita. Ma pur con tutte le umane difficoltà e le naturali incertezze, Aurora Romeo, una Laurea in Lingue con il massimo dei voti e tanta intraprendenza professionale, è una donna del Sud felice di ritrovarsi a Milano. E ritrovarsi, in questo caso, è un termine adatto a sintetizzare certe scelte, così importanti. “E’ esattamente quello che mi è successo, caro Ermanno”, esordisce Aurora. “In genere, i motivi che spingono soprattutto i più giovani a trasferirsi sono di studio o lavorativi. Il mio, invece, è un caso diverso (anche se comunque abbastanza frequente) perché a Palermo avevo e ho ancora un’attività familiare ben avviata, ma la forza dell’amore mi ha felicemente trascinato fin qui. È stata sicuramente una scelta non facile perché per stare accanto al mio futuro marito, dopo quattro anni di relazione a distanza, mi sono ritrovata a quarant’anni ad iniziare un nuovo ciclo di vita e dunque a reinventarmi e ad abbracciare nuove opportunità. Senz’altro è una scelta di cui non mi pento, perché a Milano sto molto bene, sebbene la mia città natale, Palermo, mi manchi molto, com’è naturale. Qui posso dire di sentirmi molto a mio agio, non mai avuto grandi difficoltà ad inserirmi (oggi insegno Inglese), a trovare nuovi amici e ad abbracciare lo stile di vita meneghino”.

Tu hai lavorato per molto tempo nel mondo del Turismo, un osservatorio privilegiato sulla nostra città, che dall’Expo del 2015 ad oggi ha avuto un vero e proprio boom di presenze turistiche. Ma è veramente privilegiato, questo osservatorio? Qual è, a tuo avviso, lo stato dell’arte, al riguardo, a Milano? E quali contributi ha portato, secondo te (se lo ha portato) lo sviluppo della Rete e dei Social Network?

“Milano e la Lombardia non hanno nulla da invidiare ad altre pur splendide città e regioni italiane, in quanto ad Arte e Cultura; basti soltanto pensare al Castello Sforzesco o alla Basilica di Sant’Ambrogio, la Pinacoteca di Brera, la Scala, il Duomo. Sicuramente i Social Network, soprattutto Facebook , hanno un grande ruolo nel promuovere non soltanto le bellezze artistiche di ogni città, ma anche gli eventi culturali e le immagini di vita quotidiana (anche semplicemente con una semplice fotografia scattata ad un palazzo o a una strada trafficata nell’ora di punta), che ci mettono a contatto con la realtà di quella città. Per quanto riguarda Milano, che ormai è la mia città di adozione, seguo i post di Milano Fanpage e naturalmente con grande piacere quelli pubblicati sulle pagine di Milano Meravigliosa e di Milano è Femmina”.

Ritieni Milano una città a misura di donna? Ambiti come la cultura, la sicurezza e il lavoro privilegiano la condizione femminile?

“Ritengo che Milano sia una città a misura di tutti, basta coglierne le opportunità. Da donna la trovo molto accogliente e mi ha offerto molto fin dall’inizio a livello lavorativo. Adesso, per via del mio matrimonio imminente che si celebrerà in Sicilia e dei continui viaggi su e giù per i preparativi, sono stata costretta a fermarmi per un periodo e a lavorare da casa, perché è più gestibile. In generale, a Milano respiro una sensazione di benessere e di libertà che a Palermo non avevo tanto. Per quanto adori la mia città natale, infatti, devo ammettere che la mentalità è purtroppo ancora un po’ ristretta. E’ come se fosse un grande paese, in cui alla fine ognuno sa tutto di tutti e qualunque cosa tu dica o faccia diventa l’argomento del giorno. Per quanto riguarda, infine, la sicurezza, essendo Milano una metropoli internazionale, in cui è molto facile trovare dei malintenzionati, sono solita prendere delle normali precauzioni quando esco: guardarmi attentamente intorno soprattutto quando viaggio sui mezzi pubblici ed evitare di percorrere a piedi, di sera, le strade poco illuminate”.

Milano ha sempre avuto un respiro più ampio dei suoi confini. Tutto quello che la riguarda interessa sia a livello nazionale che internazionale. Pensi che sia in grado, anche oggi, di interpretare questo ruolo?

“Milano è sempre stata ed è anche oggi paragonabile a città come Londra o Parigi, essendo un importante centro commerciale all’interno dell’Unione Europea e anche fuori dai confini del nostro Continente. Non a caso è la sede italiana della Borsa. E pensiamo anche ad altri importanti poli di attrazione, come ad esempio le università cittadine, la televisione, di cui è la regina assoluta in Italia, i grandi eventi culturali e modaioli. Da ragazzina, poi, sentivo sempre parlare della “Milano da bere”, anche grazie a certi film degli anni ’80 (“Via Montenapoleone”, “Yuppies”, “Sotto il Vestito Niente”), che ricordo con nostalgia perché fanno parte della mia gioventù e che rendevano bene l’immagine cittadina di quel periodo. Ricordo bene anche i “paninari”, ai quali sono state dedicate pellicole e personaggi di cabaret. Una band inglese, i Pet Shop Boys, scrissero addirittura una canzone proprio dedicata a quel fenomeno di costume”.

A proposito di fenomeni, Aurora, per concludere: che opinione hai di quello dell’immigrazione a Milano? In fondo, anche tu sei un’immigrata, per giunta dell’ultima ora…

“Beh, da immigrata non posso che esprimere giudizi positivi perché Milano è una città che offre molto e le opportunità professionali fioccano. Ho conosciuto diverse persone che si sono trasferite qui per lavoro e che sono entusiaste della scelta. Certo, bisogna adeguarsi in fretta allo stile di vita milanese e soprattutto imparare a rispettare le regole, soprattutto se si emigra da un altro Paese”.

Ermanno Accardi (giornalista e scrittore)

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