IN ATTESA DEL MIO NOME, il nuovo romanzo di Lorenzo Zucchi. Un testo scomodo, un’Odissea contemporanea lungo le strade cittadine, avvolte dall’oscurità della notte

Milano Arte, Cultura e SpettacoloNews

Written by:

“Ancora una volta si tratta di un testo scomodo, che non racconta verità incoraggianti e che non insegue colpi di scena mirabolanti. Un romanzo di vita vissuta, crudo, disturbante, ma necessario. Le prime recensioni hanno parlato di una sorta di Odissea contemporanea, dove il Mediterraneo è sostituito dalle strade di Milano avvolte dall’oscurità della notte. Un protagonista tra i 30 e i 40 anni che scappa dalla provincia e da sé stesso, senza pensare troppo di analizzarsi, troppo occupato a farsi anestetizzare la solitudine da alcool, tabacco e droghe. Cosa gli capiterà? Per saperlo, Bisogna ovviamente leggere il libro”…

Battezza così Lorenzo Zucchi, concludendo in maniera semiseria il suo commento, IN ATTESA DEL MIO NOME, il nuovo romanzo dello scrittore parmigiano di nascita e milanese di adozione, pubblicato da Villaggio Maori Edizioni.

SINOSSI

Un nome qualunque, Mattia Rossi, un impiego anonimo, una vita spericolata col favore delle tenebre, fra le strade, i palazzi, i cortili di Milano, la città che lo ha accolto. Mattia ha qualcosa di irrisolto, come un’ombra dentro di sé, e affoga l’insoddisfazione non solo nell’alcol, ma anche nel fumo, nelle droghe, nel frastuono della musica heavy metal. E più è pesante – la musica, l’alcol o la droga, persino il cibo spazzatura, poco importa – più facile diventa stordirsi. Disagio oscuro, difficile da indagare il suo, che risale negli anni. Mattia ripercorre la propria vita e ricorda che già da bambino c’era una parte di sé che si sentiva invisibile. E semina indizi, per chiarire a sé stesso e portare chi legge a capire la ragione del suo malessere. “A casa stasera non mi aspetta nessuno. Né stasera, né mai. Sono troppo strano per tutti”, dice mentre decide di prendere un biglietto per un concerto. “Sono proprio fatto male, per fortuna che l’ho capito pure io, a forza di sentirmelo ripetere”: nuovo indizio. “Convincersi costantemente di stare bene con sé stessi»: ancora un indizio, come le briciole di pane di Pollicino. Non mancano le donne nella sua vita, dalle compagne di classe alle amiche dell’età adulta, e di tutte si innamora o crede di innamorarsi, ma è innamorato del loro essere donne, vorrebbe essere come loro. E ci confida un desiderio: “Piacerebbe anche a me chiudere una carriera con l’ultimo capolavoro, quello assoluto, quello in cui mi potrei liberare delle maschere che ho sempre indossato”.

La copertina del nuovo romanzo di Lorenzo Zucchi, pubblicato da Villaggio Maori Edizioni

BIOGRAFIA

Lorenzo Zucchi è nato a Parma nel 1973, vive da più di vent’anni a Milano. Con Edizioni Underground? ha esordito tramite la Trilogia delle bandiere (Quante bandiere hai?, Bandiere per Tutti e Giochi senza Bandiere), raccolte autobiografiche di racconti di viaggio in giro per il mondo pubblicate dal 2020 al 2023. Sperimentando ha proposto La stagione dei grandi amori (Amazon KDP), romance corale scritto a quattro mani con Gaia Valeria Patierno, e Quel che resta della memoria (Milano Meravigliosa), romanzo breve biografia del nonno paterno internato in un campo di lavoro nel 1943. Nel 2024 ha pubblicato il thriller-horror I film belli li danno solo di notte (Edizioni Underground?), piccolo cult della sottocultura, mentre nel 2025 hanno visto la luce prima il romanzo sociale con venature storiche ambientato in Romania Un’altra volta sabato (Villaggio Maori Edizioni) e poi il romanzo psicologico-onirico che narra il lockdown a Sesto San Giovanni Prigionieri del nostro destino (Edizioni Underground?), che gli vale il soprannome di ‘cronista dell’invisibile’ per il saper dare voce sempre ad angolature marginali della società. In attesa del mio nome è il suo primo romanzo del 2026.