Giuseppe Selvaggi: “Milano l’ho sentita subito mia, la conosco meglio di chi è nato qui. Eppure soffro spesso di uno strano torcicollo, che mi porta a guardare nella direzione da cui sono partito”…

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Milano, una città che ho percorso in lungo e in largo, una storia di amore e odio che dura da più della metà della mia datazione anagrafica. Questa città bisogna saperla ascoltare, occorre entrare in sintonia con i suoi ritmi, è un luogo che sa elargire sincere carezze alternandole a sonori ceffoni.

Amo l’ozio, lo vivo al contrario, pratico nella quotidianità una frenesia e un’ansia da raggiungimento di obiettivi che a volte è maniacale. Rimpianti? Come su un’altalena, non saprò mai come sarebbe andata in un altro luogo, tutto sommato qui non sto male. Milano l’ho sentita sin da subito mia, vivendo ansie e relazioni, la conosco meglio di chi qui è nato, eppure soffro sempre più spesso di uno strano torcicollo, che mi porta a guardare nella direzione da cui sono partito. Mi chiedo sempre più di frequente se ho poi riservato del tempo per me stesso. Non bisognerebbe mai fermarsi il tempo non occupato genera un intricato tessuto di ricordi, riflessioni e analisi, accedere al proprio passato, non come semplice cronologia di eventi, ma come esperienza vissuta fondendo presente e passato.

Il tempo questa incognita, un amico che non c’è più da qualche anno una volta mi disse: “Pino ho quasi tutto, quello che mi manca è il tempo”… Frasi, insegnamenti di vita che ritornano come eco mi confermano che il passato non è mai veramente perduto, ma continua a vivere nella Memoria e nell’Arte, in attesa di essere compreso in una nuova luce. Immagino di lanciare un sasso in una pozza d’acqua, qualcosa si muove in superfice, cerchi concentrici, poi tutto torna come prima.

Sguardo attento, parole pungenti come l’aria a prima mattina. Incuriosito dalla mia immagine riflessa in una vetrina coloratissima del Centro scoprire in questo periodo dell’anno di avere ancora la curiosità di quando ero bambino, mi torna in mente il fruttivendolo che ha bottega vicino a casa di mio padre che anche in questo periodo, se fossi al paese, mi direbbe: “Dottò, ben tornato! Posso servirti qualcosa che ti ricorda l’estate?”. “Non è stagione”, gli avrei risposto. E lui, per rimando, mi direbbe: “A voi milanesi vendiamo sogni”.

Giuseppe Selvaggi (poeta e scrittore pugliese)