DENTRO LA TELA – INDAGINE SU ARTEMISIA all’Elfo Puccini. il nuovo capitolo della ricerca sul femminile, firmata da Cinzia Spanò, che affronta il tema dell’architettura patriarcale

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Tailleur bianco, tacchi, Mara Landolfi è inappuntabile nella sua mise professionale. Diretta, tagliente, quasi chirurgica in una scena scarna ma sapientemente illuminata dalle luci di Nando Frigerio, si ritrova improvvisamente scossa da un brivido. Il caso di cui si trova a dover parlare non ha soltanto sfregato la sua pelle come carta vetrata ma l’ha ferita profondamente. Mara Landolfi ha costruito il proprio lavoro ma soprattutto il proprio successo sulla conduzione di una trasmissione che affronta casi di cronaca e vicende giudiziarie di cui sono protagonisti uomini sospettati o accusati di reati anche sessuali. È abile nell’esporre i vari casi davanti al video o nei media con imparzialità. Ma in realtà il suo compito è ben diverso: manipolare, su incarico di un potente studio legale, la consapevolezza dell’audience per offrire al pubblico un’immagine positiva degli ospiti, in cambio naturalmente di denaro. Con Dentro la tela l’attrice e drammaturga milanese Cinzia Spanò, che ne è autrice e interprete, conclude la trilogia sul patriarcato e sugli stereotipi sulla violenza di genere iniziata con tutto quello che volevo e proseguita con la stand-up comedy Esagerate!, entrambi sulla violenza o sulla disparità di genere, dai toni decisamente drammatici il primo, in chiave comica il secondo. Impegnata nel privato nella difesa dei diritti delle donne, Cinzia Spanò nel 2020 è stata tra le fondatrici di Amleta, l’Associazione di cui oggi è presidente, che combatte la violenza di genere e le disparità nel mondo dello spettacolo. Qui, al Teatro dell’Elfo, dove lo spettacolo coprodotto con Effimera Teatro ha debuttato in prima nazionale il 7 maggio e dove si replica fino a domenica 31 maggio con la direzione attoriale di Emiliano Brioschi, Cinzia Spanò – alias Mara Landolfi – si ritrova improvvisamente a dover fare i conti con sé stessa proiettata com’è, anzi riflessa come in uno specchio nella tela di Artemisia, unico elemento su un palcoscenico nudo come la nudità morale in cui si ritrova la protagonista. E l’indagine su Artemisia – sottotitolo dello spettacolo – è in realtà l’indagine dentro sé stessa. Quando un giorno si ritroverà a dover difendere un uomo accusato di abusi su minori, scoprirà che l’ingegnere che ha davanti era stato l’insegnante di matematica di sua figlia che, da bambina, aveva smesso di parlare comunicando solo attraverso disegni inquietanti, disegni che faranno di lei un’autentica artista, esperta nella riproduzione di quadri famosi. Quando alla madre regala una copia di Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi, il trauma subito dalla figlia appare chiaro a Mara Landolfi che a questo punto, dismessi i panni di giornalista, è soltanto madre. E come madre, mentre la scena si illumina dei colori della tela, parla alla madre di un’altra bambina, la protagonista del caso di cui si sta occupando. Sarà proprio questo caso a dare una svolta alla sua professione, ma soprattutto al suo ruolo di donna, fra i molti calorosi applausi finali, sulle note musicali dell’omonimo album dei Cigarettes After Sex…

Elisabetta Dente

(Immagine di copertina: Laila Pozzo)