Oltre due ore dense, impegnative attendono lo spettatore al Teatro Menotti Filippo Perego, dove stasera e domani è ancora in scena, prodotto da Tieffe Teatro, Teatro Biondo di Palermo e Teatro Vittorio Emanuele di Messina, Enigma di Hugh Whitemore, testo del 1986 dal titolo Breaking the Code, ispirato dal libro di Andrew Hodges Alan Turing, The Enigma. Impegnativo per il folto cast – citiamo fra gli altri Maurizio Marchetti e liliana Randi – capitanato da Peppino Mazzotta nel ruolo del protagonista, quell’Alan Turing, matematico e logico, nonché filosofo britannico, che, nonostante l’onorificenza conferitagli di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico, fu arrestato con l’accusa di aver compiuto atti osceni in casa sua con il suo fidanzato. Generalmente riconosciuto come il padre della scienza informatica e dell’intelligenza artificiale, Turing fu considerato un eroe nel suo Paese quando, dopo essere stato chiamato a Bletchey Park, il principale centro britannico di crittoanalisi, dove, a capo di un gruppo di ricercatori impegnati nella decrittazione riuscì a decodificare i messaggi in codice inviati dalla Marina tedesca tramite la macchina denominata Enigma. Ciononostante, il 31 marzo 1952 Alan Turing fu arrestato per omosessualità e portato in tribunale. Questa commedia amara e commovente prende l’avvio proprio da qui, dall’interrogatorio cui l’ufficiale Ron Miller sottopone Turing in seguito alla denuncia per un furto da lui subito. Ma le domande sono incalzanti come la lama di un coltello affondato nella piaga.

Sono anni di ipocrisia e perbenismo questi, benché in quel periodo fosse proprio in discussione al Parlamento britannico l’abrogazione del reato di omosessualità. Turing non vorrebbe dire tutta la verità, ma poi è costretto a confessare la sua omosessualità per amore della verità, pur essendo convinto, come dichiara, di non aver commesso nulla di male. E Giovanni Anfuso, nella sua attenta regia, pone l’accento sia sul rapporto tra scienza e potere politico sia sul tema delle umiliazioni subite dagli omosessuali. Alan Turing ebbe il coraggio di essere sé stesso fino in fondo. A rischio di gravi conseguenze per la sua persona, dichiara apertamente di essere gay. Condannato, è costretto a scegliere fra una pena a due anni di carcere o la castrazione chimica mediante assunzione di estrogeni. Optò per la seconda alternativa che gli procurò una profonda depressione che lo indusse alla morte avvenuta il 7 giugno 1954 per suicidio. Si trattò tuttavia di una conclusione affrettata perché sulla sua morte aleggiano ancora molte ombre. Forse fu suicidato o forse fu ucciso con del cianuro da agenti dei Servizi segreti inglesi o americani perché in possesso di informazioni riservate o a causa del suo orientamento sessuale. Il 10 settembre 2009 il Primo ministro inglese Gordon Brown lesse in Parlamento una dichiarazione di scuse ufficiali da parte del Governo e il 24 dicembre 2013 la Regina Elisabetta II concesse ad Alan Turing la grazia postuma. In sapienti flashback la vicenda accompagna lo spettatore nella mente e nell’anima di questa grande figura vittima dei pregiudizi e della giustizia inglese. Unica sua colpa, aver violato il codice del pudore e dell’omofobia. Ottima prova per Peppino Mazzotta, già fondatore della compagnia teatrale Rosso Tiziano e dei Teatri del Sud e già applaudito nel suo L’arrobbafumu, visto proprio qui a Milano al Teatro Arsenale, e calorosa accoglienza da parte del pubblico per tutto il cast.
Elisabetta Dente
(Immagini di Rosellina Garbo)








