La maledetta guerra e la strage di Gorla

Milano si racconta

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Castelluccio dei Sauri (FG)

 

Quonset. Una specie di capanna prefabbricata in lamiera ondulata, protagonista di ogni campo militare alleato, dalla Tunisia alla Normandia, dalle Ardenne al Pacifico. È in uno di questi Quonset, uguali ad altre migliaia e migliaia, che è stata installata la sala riunioni della 451esima squadriglia bombardieri dell’USAF, 15a Air Force, nella base di Castelluccio dei Sauri, vicino a Foggia, in Puglia.

Pochi tavolacci  di legno grezzo, un po’ di seggiole, una grande lavagna. Tutto qui.

Il pomeriggio del 19 ottobre 1944 il colonnello sale sulla pedana e guarda gli uomini davanti a lui: un gruppo di ufficiali che chiacchierano a bassa voce annebbiando la luce, già fioca dentro il quonset, col fumo delle loro Lucky Strike. Sono i comandanti degli aerei della sua squadriglia: i B-24 della 451esima. Insieme a lui, ne hanno già viste tante. Sono ormai dei veterani.

– Ehm!!

Il colonnello si schiarisce la voce, un modo discreto per richiamare l’attenzione.

Il brusio si interrompe. Adesso tutti gli sguardi e l’attenzione degli ufficiali riuniti nella sala sono sul loro comandante.

 

Il colonnello James B. Knapp. Alto, magro, quasi segaligno, coi suoi capelli biondi e l’aspetto giovanile, nonostante il grado elevato che spicca sulle sue spalline. Il fatto è che il colonnello Knapp ha accumulato un gran numero di missioni e di ore di volo e ha fatto carriera alla svelta.

 

– Buongiorno a tutti – esordisce il colonnello – domani è giorno di missione. Il nostro compito è il solito: decollare, sorbirci qualche ora di volo, arrivare sull’obiettivo, sganciare il nostro carico e, se Dio vuole, tornare tutti quanti a casa con le ossa intere.

Bene. L’obiettivo di domani sono le fabbriche della grande città del nord Italia: Milano.

I nostro amici inglesi, fra una birra tiepida e l’altra, hanno scoperto che le fabbriche a nord di Milano sono ancora operative e possiamo immaginare cosa stanno costruendo: mitragliatrici e cannoni. E quando i nostri ragazzi della fanteria supereranno la linea gotica – perché ormai è una questione di quando, non di se – noi non vogliamo che quelle armi siano puntate contro di loro vero?

Il nostro compito è andare là, domattina, e dare la sveglia a suon di bombe a quelle fabbriche.

Allora, decollo alle 0800 ora locale, volo sopra l’Adriatico e ingresso a nord di Ferrara, qui – il colonnello indica un punto sulla mappa affissa sopra la lavagna.

Poi, proseguiamo, rotta 330 verso nord – nord ovest. Attenti, passeremo a circa 30 miglia a nord di Milano, al confine con la Svizzera, quindi state belli chiusi in formazione, perché se vi perdete vi trovate a mungere qualche mucca in territorio neutrale. Tutto chiaro fin qui?

Allora – prosegue il colonnello –  larga conversione verso Sud e poi altra virata, per entrare sopra Milano da Ovest.

Punto di riferimento a 2,5 miglia dall’obiettivo. Al mio segnale, vireremo di 22° a sinistra e ci troveremo proprio sopra le fabbriche.

Voleremo a un’altezza di 8.000 metri e attaccheremo in due ondate da quella quota. Non voglio avere noie dalla contraerea.

La prima ondata sarà formata da diciotto aerei in tre formazioni a diamante, cinque aerei a V il sesto che chiude.

Gli altri diciotto seguono i primi. Tutto chiaro?

 

  • Signore! Sissignore

 

  • tutto chiaro?!?

 

  • Signore!! Sissignore!

 

  • A domani, fatevi una birra, giocate a carte, scrivete a mogli e fidanzate, ma domani voglio vedervi su quella pista freschi e riposati come delle rose. Intesi?

 

 

La mattina dopo, gli uomini corrono sulla pista e raggiungono i loro bombardieri B-24.

Il B-24: più che un aereo, sembra il vagone di un treno merci a cui siano spuntate due esili ali con quattro grossi motori.

Non è un aereo elegante il B-24. Del resto non è nato per fare cose eleganti. Il B-24 è stato progettato per volare ad alta quota per qualche centinaio di chilometri, rovesciare sul bersaglio qualche tonnellata di bombe e tornare a casa intero, magari sforacchiato, ma intero.

Una dopo l’altra, le eliche dei motori Pratt &Whitney ciascuno da 1.200 cavalli, cominciano a girare, raggiungendo il numero massimo di giri con un rombo assordante.

Gli aerei cominciano a rullare, mentre gli uomini a bordo verificano le apparecchiature e i cannonieri scarrellano le Browning calibro .50 che difenderanno l’aereo se dovesse apparire qualche caccia tedesco.

Gli aerei si allineano sulla pista e decollano in fila, i primi a partire cominciano a volare in cerchio sopra Castelluccio, attendendo i compagni. Quando tutti sono in volo, si mettono in formazione e fanno rotta verso nord.

 

Milano, quartiere Gorla scuola Francesco Crispi, ore 8.00

 

Gli ultimi bambini corrono prima che suoni la campanella di inizio delle lezioni. Sulla porta c’è il bidello ad attenderli, pronto a fare una ramanzina ai ritardatari.

I genitori salutano i bambini con un bacio in fronte. Ci sono dei padri in bicicletta, in tuta blu e con la schiscetta a tracolla, che lasciano i figli per poi pedalare fino in fabbrica, in una delle tante officine della zona.

Ci sono le mamme, con le lunghe gonne grigie, che tornano a casa a piedi per iniziare anche loro la lunga giornata. La passeranno cucinando, facendo lavoretti di sartoria, o mille altre attività di sussistenza, come ormai accade da quasi quattro anni.

Una radio diffonde una canzone, di quelle che piacciono a Salò: “Le donne non ci vogliono più bene, perché portiamo la camicia nera…”

E certo, le donne vorrebbero ancora voler bene, ma troppi mariti, fidanzati, padri e fratelli se ne sono andati per non tornare più: Nikolaevka, Capo Matapan, Tobruk, El Alamein…tanti, troppi nomi per altrettanti funerali.

Pochi minuti dopo i bambini sono in classe. Alzabandiera al canto di “Giovinezza” e inizio delle lezioni.

 

Ore 11 circa, da qualche parte a ovest di Milano

 

La prima ondata di bombardieri raggiunge il punto di riferimento. È ora di innescare le bombe. Ma qualcosa non va. Anziché innescarsi e basta, le bombe vengono sganciate senza preavviso. Per fortuna cadono in campagna e non fanno danni. La missione è già fallita a metà.

Ma il peggio deve ancora arrivare.

La seconda ondata raggiunge il punto di riferimento.

Il colonnello Knapp prende la parola:

 

  • a tutti gli aerei, a tutti gli aerei, ci siamo ragazzi, rotta 22° a sinistra.

 

Il radiotelegrafista trasmette a tutti gli aerei le coordinate della virata ma, anche qui, succede qualcosa di imprevisto.

Forse per un errore di trascrizione, tutti gli aerei virano all’unisono di 22°, ma a dritta, e assumono la formazione di attacco.

Intanto gli ufficiali di tiro hanno armato le bombe.

 

  • ehi! Dannazione! Che cosa state facendo?!? Siamo fuori rotta così!! Ufficiale di rotta, dammi un nuovo punto di allineamento!

 

  • e che ne so colonnello! Qui sotto non ci sono punti conosciuti, mica siamo alla stazione della metro di Broadway qui!! Non ce la facciamo a riallinearci sul bersaglio

 

  • ok, allora sganciamo alla svelta e leviamoci di qui! L’ultima cosa che voglio è svolazzare sul territorio nemico con diciotto bombardieri. Andiamocene prima che arrivino tutti i caccia di zio Adolf a mitragliarci il culo!!

 

  • Cristo signore!! Qui è l’ufficiale di tiro!!! Non possiamo sganciare qui!! Là sotto è pieno di case e di strade, c’è pure il tram!! Se non sapessi di essere in Italia potrei dire di essere sopra casa mia a S.Francisco!!!

 

  • poche storie! Ho detto di sganciare!!! Io non ci penso proprio a sciropparmi qualche ora di volo con una valanga di tritolo innescato sotto al culo!!! Io ai miei uomini non faccio correre rischi inutili!!!

 

  • Ma signore, facciamo un macello!!! Aspettiamo e buttiamo le fottute bombe in mare!!!

 

  • NO! Dannazione!! Qui ci sono i miei uomini, sui miei aerei, e non li faccio andare in giro per l’italia seduti su una bomba con la miccia accesa. Ho detto sganciare!!! è un ordine!!!!

 

i portelloni di lancio dei B-24 si aprono, come petali di fiori mortali e una miriade di puntini neri si liberano nell’aria, come uno sciame di insetti velenosi e inferociti.

Sono le 11,26, le bombe, da 220 kg, dieci per ogni aereo, per un totale di 180 bombe, impiegano 180 secondi per raggiungere il bersaglio.

Sono le 11.29 del 20 ottobre 1944. quaranta tonnellate di bombe cadono sul quartiere milanese di Gorla, e sulla scuola Francesco Crispi.

 

Gorla, ore 11,29

 

Intanto, il primo allarme antiaereo era già stato dato alle 11,14 e i bambini erano già usciti dalle aule, con gli insegnanti che li disponevano in fila, per imboccare le scale e scendere nel rifugio.

Ma dieci minuti sono troppo pochi per fare in modo che tutti raggiungano il rifugio.

Mentre tantissimi bambini sono ancora sulle scale, una bomba cade sulla scuola, sfonda il tetto, si infila proprio nella tromba delle scale ed esplode.

Le scale crollano, chi non è morto dilaniato dall’esplosione cade nel vuoto per alcuni piani, per poi essere sepolto dalle macerie.

Intanto, tutt’intorno è un inferno di esplosioni, urla, polvere e sangue.

Quei genitori, che avevano amorevolmente accompagnato i loro figli la mattina, salutandoli con un bacio e una carezza, accorrono verso quella pira di macerie fumanti e roventi. La fiducia, timida, che avevano di vedere la guerra finire presto, si trasforma in disperazione, mentre scavano con le mani, le lacrime che si mischiano alla polvere, per estrarre dalle macerie quei corpi martoriati.

Alla fine di quella orribile giornata, si conteranno 184 piccoli cadaveri. Sono i Piccoli Martiri di Gorla. Con loro sono morti anche quattordici insegnanti, la preside della scuola e quattro bidelli.

In tutto il quartiere di Gorla, il tragico errore della 451esima squadriglia bombardieri porterà un bilancio di più di 600 vittime.

Knapp non avrà alcuna conseguenza per la sua decisione. Verrà solo criticato per la goffaggine nella conduzione delle missione che ne decretò il sostanziale fallimento, senza tuttavia impedirgli di ottenere, dopo la guerra, le stellette di generale.

 

E a Milano, ancora una volta, come spesso nella storia, a pagare per gli errori degli uomini furono i più deboli e indifesi.

Dopo la guerra, furono sempre i cittadini di Gorla ad erigere, con l’acciaio della Falck e il marmo donato dalla Rinascente, il sacrario che ancora oggi conserva i resti dei bambini periti nella tragedia. Il monumento sorge in quella che,da allora, è stata chiamata la piazza dei Piccoli Martiri, lambita dalle acque e dal verde della Martesana, che, ci piace pensare, dona a quei poveri bambini un po’ di quella pace che non trovarono nella loro troppo breve esistenza terrena.

 

Marco Lombardi (giornalista e scrittore)

 

https://www.af.mil/About-Us/Biographies/Display/Article/106504/major-general-james-b-knapp/

 

Di USAAF – U.S. DefenseImagery photo VIRIN: DF-ST-83-04095, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5710173

 

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