I Giardini Montanelli e la statua della discordia

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Non voglio in alcun modo banalizzare la vicenda della statua di Indro Montanelli, che alcune associazioni hanno chiesto di rimuovere dai giardini ad esso dedicati a Milano, ma la semplificazione non è mai la scelta migliore per comprendere la storia, né per approfondire i contesti in cui i fatti sono avvenuti e di conseguenza non serve neanche ad analizzare il presente. Mi chiedo quante persone che ora sono rappresentate in una statua non abbiano commesso un qualche illecito secondo gli standard di oggi e soprattutto se in futuro potremo mai costruire per qualcuno un monumento o dedicargli una via, se scopriamo che in vita aveva anche commesso dei crimini. Si può analizzare la storia con i canoni di oggi e nello stesso tempo non cancellarne la memoria? Pensiamo ad esempio a Mazzini o a Garibaldi; c’è almeno una via in ognuno dei paesi italiani dedicata a loro, eppure si sono resi responsabili di molte vittime. Anche i monumenti ai caduti di guerra tengono conto della morte del soldato, ma non tengono conto di quello che questi soldati hanno fatto in vita. Sono monumenti all’onore del loro sacrificio per il nostro Paese. Forse dovremmo allora dedicare monumenti soltanto agli artisti e ai poeti per non dedicarle a coloro che hanno commesso chiaramente almeno un crimine nella loro vita? Anche questo non sarebbe garanzia di un adeguamento agli standard attuali perché l’artista dà il meglio di sé proprio nel momento in cui ha una conoscenza profonda dell’animo umano e quindi ne conosce la luce e l’ombra, il bene e il male, e personalmente non mi azzarderei a definire con certezza cosa ha trovato Dante nella famosa selva oscura. Tanta apparente perfezione della pittura, della scultura, anche della poesia, proviene da un’indagine sull’uomo che non può essere quella di uno standard, ma è certamente quella di una persona che ha degli eccessi, degli estremi e quindi che può aver commesso degli atti che portati di fronte ad un tribunale oggi causerebbero ovviamente una condanna. Non è forse meglio onorare la memoria dei personaggi storici per quello che furono è per quello che di buono hanno lasciato? O raccontare la storia nella sua complessità senza oscurarla, ma piuttosto come strumento di conoscenza? Cancellare i personaggi che oggi non sarebbero più graditi, cancellare il loro nome dalle città rischia di generare un oblio sia del bene che del male e di conseguenza non permette alle giovani generazioni di conoscere la storia, di sapere cosa significano quelle statue, quei monumenti, quei nomi, a cui sono intitolate delle vie. È emblematico il caso della statua di Matthias William Baldwin a Philadelphia, proprio di questi giorni. La statua di un uomo che aveva combattuto attivamente per l’abolizionismo della schiavitù dei neri è stata sfregiata da giovani manifestanti del corteo Black Lives Matter che non sapevano chi fosse Baldwin e hanno scritto sulla sua statua la parola “colonizzatore”. Non è forse meglio lasciare le statue dove sono, dunque, lasciare i giardini intitolati a chi lo sono stati finora e anche tutte le nostre vie intitolate ai generali di guerra per permettere alle nuove generazioni di informarsi sui personaggi in questione e poi elaborare una risposta che sia coerente con i valori odierni, ma partendo dalla conoscenza e dall’approfondimento di figure che in ogni caso hanno fatto la storia del nostro Paese? Si può togliere una statua scomoda, ma solo sapendo che domani ne toglieremo un’altra e poi un’altra ancora se andiamo a scavare nelle vite di tutti e misurandole con i valori e lo stato di diritto dell’oggi. Certamente per il futuro sarebbe opportuno intitolare più vie alle donne e non è affatto detto che le statue siano la modalità giusta per onorare un defunto. Forse sarebbe più utile rivedere i criteri con cui vengono attribuiti i meriti nel presente.

Cristina Maranesi

(Immagine di copertina di avvenire.it)