Brera, voglia di tenerezza

Milano si racconta

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A parlare di com’era Brera un tempo si rischia di apparire nostalgici.

Come si fa a descrivere l’atmosfera che c’era, ad esempio, nei primi anni 80 quando per la prima volta dormii a casa di un’amica in Via Fiori Chiari, quando aveva ancora con le case di ringhiera con il bagno fuori, quando il rumore del chiacchiericcio di chi passeggiava per le stradine fino all’alba non ti faceva dormire. Lei che mi portava per i locali dove conosceva tutti: Il Patuscino, i maccheroncini al locale “il 2” a mezzanotte, i piano bar, la musica dal vivo, in Via Fiori Scuri una sola Signora a leggerti la mano, graziosa e affabile come una vicina di casa, e gli artisti, che c’erano per davvero, a ogni angolo di strada, a ogni tavolo a parlare fino a tardi, come se ci si conoscesse tutti, proprio come in un vero quartiere. Un’ intimità che si è persa. Oggi rimane ancora uno dei più bei quartieri di Milano, non so se per merito o demerito degli altri, ma ancora con un certo fascino, nonostante le orge di turisti.

(Angelica Russotto, scrittrice e pubblicitaria)

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