Alla rivoluzione i milanesi ecologisti vanno in bicicletta

Milano radical chic

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Io sono un ciclista milanese. Sono ecologico. Sono moderno. Sono sostenibile. Sono attento alla forma fisica. Sono rivoluzionario contro questa città a quattro ruote. Sono un esempio di mobilità verde. Posso entrare nell’area C. Potrò entrare nell’area B. I pedali mi concedono tante libertà. E altre libertà me le prendo io. Perché se sono ecologico, moderno, sostenibile, rivoluzionario, attento alla forma fisica, se sono un esempio di mobilità verde, sono anche sicuro che si chiuderà un occhio se sfreccio sui marciapiedi schivando pedoni anziani e bambini. Ci sarà pazienza se mi fiondo pedalando sui passaggi pedonali anche se non sono un pedone, costringendo qualche automobilista a una brusca frenata col rischio di un tamponamento per non investirmi. Si capirà se passo veloce anche se il semaforo è rosso, mica sono un’auto io.  Sì, mi si potrebbe obiettare: se sfreccio sui marciapiedi o passo col rosso, potrei investire qualche pedone. Effettivamente ho corso il rischio, e qualcuno si è pure arrabbiato, ma è stato il mio dito medio alzato a rammentargli quanto fosse borghesuccio a prendersela con me, che faccio la rivoluzione pedalando.  E dovrebbe vedere poi, come sono deciso quando con gli altri pedaliamo in gruppo durante le critical mass.  Come dice scusa? Che dovrei avere maggiore rispetto per le regole, visto che il codice della strada vale anche per le biciclette e che poi tifo per la lotta all’evasione fiscale, per la patrimoniale e mi commuovo a vedere Benigni che recita la Costituzione? Ma quelle sono regole che riguardano gli altri, non me, che pedalo per la rivoluzione. E, visto che mi parla di tasse ed evasori, le dico che gli appartamenti sono intestati a mia moglie, nullatenente, perché non lavora. Ma non è una casalinga, lei è molto attiva nel volontariato sa? Alla casa ci pensa la Colf.  Cosa? Se pago i contributi alla Colf? Ah, lo farei, ma è lei che non vuole essere messa in regola, non è colpa mia. Perché adesso mi accusa scusi? Dice che è bello parlare di accoglienza e porti aperti, e poi assumerli in nero? Ma io la accolgo la mia colf, comunque le do una possibilità, anche se in nero, eh! Sempre meglio che niente.  Dice che sono contraddittorio? Che a questa stregua si giustificano anche i poveracci che raccolgono i pomodori a un euro e vivono nelle baracche? Ah certo, li trovi lei quelli disposti a pagarli di più, se ci riesce. E poi, a proposito di tasse e contributi, quante storie, mica siamo noi a evadere, si sa che sono le grandi multinazionali, quelle con sede in Lussemburgo. Come dice scusi? Che se la penso così non dovrei votare i partiti che vogliono più Europa, che forse di Europa ne abbiamo già abbastanza così? Ma lei è pazzo! E cosa facciamo? Lasciamo tutto in mano ai populisti e ai razzisti. Che poi si sa che dietro c’è Putin. Putin c’è sempre di mezzo. Cosa? Avrei la faccia di bronzo ad accusare gli altri di razzismo, visto che mi vanno bene i semi-schiavi che raccolgono pomodori? Ah, ma allora lei non vuol capire, allora neanche perdo tempo a spiegarle. Mi sa che lei è un analfabeta funzionale, forse anche populista. Va bene ve bene, mi dica l’ultima. Cosa? Che fra Putin e Soros siamo messi bene? Ma cosa dice? Vede che lei non si informa? Soros è un grande benefattore! Senta adesso però sono stufo di perdere tempo a parlare con un qualunquista ignorante come lei. A proposito di ignoranti, oggi sono anche arrabbiato perché gli insegnanti vogliono bocciare mia figlia. Ha sei sono in educazione fisica. Sono andato dal preside, gli ho detto che non sa chi sono io e che minaccio ricorsi contro tutti. Cosa ci posso fare se la mia bambina ha problemi di inserimento dopo l’anno passato in un college a Santa Monica in California? Quei professori sono davvero ignoranti. Quindi mi lasci andare. Devo pedalare sul marciapiede, verso la Rivoluzione. E anzi, mi dica come si chiama, perché quando avremo fatto la Rivoluzione, devo ricordarmi di lei. Gente come lei non dovrebbe avere il diritto di voto. E non avranno il diritto di voto gli automobilisti, gli evasori fiscali, i pedoni che si arrabbiano se li investo, quelli che vogliono regolare l’immigrazione, quelli che non vanno in bicicletta, quelli che non vogliono più Europa e quelli che non amano Soros. E nemmeno i professori di mia figlia. Quel giorno voteremo solo noi…

Marco Lombardi (giornalista e scrittore)

One Reply to “Alla rivoluzione i milanesi ecologisti vanno in bicicletta”

  1. A ha detto:

    Bell’articolo sulle contraddizioni dell’italiano medio

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